A Modena ogni luogo magico è racchiuso in un piccolo spazio.

La facciata del duomo non ha una piazza e la si deve lasciare alle spalle percorrendo via sant’Eufemia per poterla ammirare, stando attenti a non avanzare un metro di troppo altrimenti la meraviglia viene nuovamente oscurata.

Ogni grande storia di Modena è così, concentrati di genio racchiusi in piccole mura, riservati ad occhi autentici e ricercati.

Mi lascio alle spalle il duomo e percorro via Sant’eufemia, dove ad ostacolare il passaggio trovo un gruppo di Modenesi goderecci e sorridenti, presi da chiacchiere e vin brûlé.

Il suono di un sax, risate, quello che generalmente non ti aspetti dalla tua silenziosa cittadina che nelle giornate di shopping è avvolta da leggeri bisbiglii.

Luci, suoni ed al civico 84 la storica saracinesca di Chiossi alzata.

Decido di mischiarmi alla folla tra volti noti, sorrisi, marroni e vino e mi ritrovo inebetito ad ammirare la vetrina di un negozio che pare fermo da decenni, o meglio che sembra ripercorrere epoche fissando con le biciclette esposte la storia di 90 anni su “dueruote”.

Seduto su una vecchia panca da cinema il vecchio Chiossi gesticola, forse intento a raccontare 73 anni di storia, o forse intento a bofonchiare in dialetto il suo disgusto verso quella parola Cycles abbinata al suo cognome, che non rientra nel suo dizionario.

E se l’atmosfera la si può raccontare, “loro” come Chiossi ama chiamare le sue creature, si possono solo ammirare.

Vi lascio a questi scatti e ad una storia che trova oggi in Paolo la stessa passione di Enzo, suo padre, e qualche vocabolo in inglese, utile ad un piano di internazionalizzazione che vede questa piccola bottega proiettata verso il mondo.

Paolo ama affermare “Il prodotto è soltanto una piccola parte di sè stesso” e credo che oltre al prodotto in una Chiossi vi sia la voce del XX secolo in bicicletta narrato in dialetto modenese… non sarà difficile tradurre tanta meraviglia in inglese per regalare un altro secolo a questa grande avventura su ruote.