Ragione e sentimento, ma anche molta pazienza, umiltà e curiosità per il mondo e per chi lo abita.

Ci sono persone che comunicano energia, altre che te la strappano, troppo occupate a lamentarsi o al contrario a vantarsi.

“Terrible peacocks” direbbero gli inglesi… C’è invece chi ha fatto, fa e continuerà a fare.

Come Alessandro Varisco, amministratore delegato Twinset e ospite per una special lesson allo IED Moda Roma, chiamato dal nuovo direttore Paola Pattacini.

I due si conoscono dai tempi di Ferrè (quando ancora l’Architetto era in vita) e c’è feeling, si crea la giusta atmosfera per coinvolgere un’aula magna stracolma, operazione non scontata alle sei di sera con una giornata di lavoro quasi alle spalle per studenti, insegnanti e ospiti venuti da fuori.

Varisco presenta in maniera veloce, cristallina, chiara il quadro del mercato del lusso, oggi a 1044 miliardi di euro, ma in forte crescita, a dimostrarne la forza attrattiva. Il quadro italiano è quello di aziende medio-piccole rispetto al resto del mondo e ai colossi cugini francesi, ma con grande heritage, brand straconosciuti in tutto il mondo che non hanno oggi un solido terreno sotto i piedi. Il trend per chi si affaccia al settore è quello di una pletora di aziende e di un basso tasso di successo, ma per chi ce la fa…le soddisfazioni ci sono, eccome.

Dalla crisi del 2008 si è creata una polarizzazione a spazzare via la classe media: ci sono i super ricchi e ci sono i poveri, senza mezzi termini, quindi tutti a inseguire il concetto di lusso accessibile, ma come ricorda giustamente Varisco: se il lusso è accessibile, che lusso è?

Ma torniamo alla Varisco story. Corre l’anno 2009 quando il Gruppo Aeffe lo chiama per il rilancio di Moschino. Decide di andare, contro il parere di tutti, moglie compresa. E la scelta paga se oggi arriva a dire: “è stata la più grande scuola della mia vita”. “Il primo passo era capire il dna dell’azienda e tornare a quello, a Franco Moschino e al suo stile dirompente, iconico, ironico. Cambiare la testa della gente è difficile, maestranze e dirigenti che sono in azienda da una vita e credono che il cambiamento sia perdita, e invece è il contrario”. Una ristrutturazione in cui cadono molte teste, ma che porta a risalire, anche grazie a un geniaccio come Jeremy Scott, incontrato a Los Angeles per la firma contratto con un giubbotto con le ali e calzoncini corti.

“I don’t speak italian, but i do speak Moschino”. E, ca va sans dire, è amore a prima vista. Le prime collezioni sfondano, la capsule McDonald’s spopola, i maglioncini gialli con la M rossa diventano cult. Varisco ci ha creduto, e ha avuto ragione, lasciandosi guidare dall’esperienza e dall’istinto, ispirato da un articolo di Suzy Menkes e da una corsa a Central Park. “Mentre si fa sport vengono sempre le idee migliori, schiarisce la mente, è fondamentale”, sono le parole di un ex campione di basket in effetti.

Pensare sempre out of the box – spiega Varisco – fuori dalla scatola, e se possibile, come se la maledetta scatola non ci fosse. Sempre curiosi, attenti, impegnati prima nello studio e poi nel lavoro. La concorrenza è alle stelle, non ci si può permettere di rimanere fermi”. E così da Moschino, dopo sette anni a salire, una nuova sfida, Twinset di Simona Barbieri, un brand caldo, rassicurante, che veste le donne tutti i giorni, con cura e amore. Un brand che per stare sul mercato oggi deve puntare sempre più sull’estero, operare una ristrutturazione retail e aggiornamento dei canali di vendita e naturalmente continuare a sognare e a “scaldare”. “L’importante è sempre capire il dna del marchio e dell’azienda per cui si sta lavorando, che tu sia un manager o uno stilista ed essere parte attiva del mondo, analizzare il contesto socio economico che ci circonda, i bisogni della gente”.

La moda siamo noi, nessuno escluso.